| C’è un materiale da costruzione che invece di produrre CO₂ la sottrae dall’aria. Si chiama biomattone di canapa, ed è già usato vari cantieri italiani. Vediamo come funziona, quanta anidride carbonica riesce davvero a trattenere e perché il settore edilizio lo sta prendendo, finalmente, sul serio. |
Perché ne stiamo parlando solo ora?
L’edilizia produce circa il 40% delle emissioni di CO₂ in Europa. È una delle pressioni più difficili da gestire nella transizione climatica e per questo qualsiasi soluzione concreta attira l’attenzione, anche al di fuori dal settore cannabis.
Il biomattone di canapa non è una cosa “nuova”: le prime sperimentazioni risalgono agli anni ’80 in Francia. Quello che è cambiato negli ultimi anni è la disponibilità industriale del materiale e la sua presenza in cantieri italiani, non più solo in prototipi di ricerca.
Com’è fatto il Biomattone di Canapa?

Canapulo e Calce
Il Biomattone di canapa è composto da Canapulo, cioè la parte legnosa interna dello stelo della canapa, che normalmente sarebbe uno scarto, mescolato con calce naturale. Il risultato è un biocomposito utilizzato per murature, intonaci e pannelli isolanti, la stessa varietà che rende la canapa la materia prima anche per i tessuti naturali.
Il meccanismo Carbon Negative
Il meccanismo che lo rende “carbon negative” è duplice. Durante la crescita, la pianta assorbe CO₂ e la trasforma in biomassa: circa metà del peso secco del canapulo è carbonio, prelevato direttamente dall’aria. Quando il canapulo viene unito alla calce, quel carbonio resta intrappolato nella struttura per decenni. Nel frattempo, la calce stessa reagisce lentamente con la CO₂ dell’aria, trasformandosi in carbonato di calcio: un minerale stabile che aggiunge ulteriore capacità di stoccaggio.
Un po’ di dati alla mano
La variabilità dei dati disponibili è ampia, per cui vale la pena essere precisi su cosa dicono le fonti più citate.
Quanta CO₂ assorbe la pianta e il suo materiale?
Un ettaro di canapa coltivata rimuove fino a 15 tonnellate di CO₂ all’anno, a seconda degli studi (European Industrial Hemp Association, Confagricoltura). Un metro cubo di biocomposito finito immagazzina tra i 44 e i 105 kg di CO₂ per ogni metro cubo, in base alla densità dell’impasto.
I progetti Italiani
In Italia ci sono già progetti concreti. Un complesso residenziale nel Salento realizzato con oltre 1.200 metri cubi di biomattone ha sequestrato circa 65 tonnellate di CO₂. La sede della Facoltà di Veterinaria di Pisa, costruita con 700 metri cubi dello stesso materiale, ne ha sottratte oltre 30 rispetto a una costruzione tradizionale.
Il quadro globale
A livello globale, i dati parlano di più di 1.000 edifici già costruiti con questa tecnica e oltre 1.800 tonnellate di CO₂ sequestrate, l’equivalente di quanto assorbirebbe un bosco di 36 ettari in dieci anni.
Non è solamente un vantaggio ambientale
La struttura porosa del canapulo regola naturalmente l’umidità interna, riduce i ponti termici e mantiene un buon comportamento isolante sia d’inverno che d’estate. Il materiale è traspirante e resistente al fuoco grazie alla componente minerale della calce.
Vale la pena dirlo con chiarezza: le percentuali di risparmio energetico variano molto in base a spessori, clima e tipo di edificio. Non esiste un numero “universale” valido per ogni situazione. Quello che i diversi studi confermano in modo coerente è la direzione: prestazioni migliori rispetto ai materiali da costruzione convenzionali.
I limiti della canapa nella Bioedilizia
Il biomattone ha costi di posa più alti, richiede manodopera specializzata ancora poco diffusa in Italia e tempi di stagionatura più lunghi. La produzione della calce resta la fase più ad alto consumo energetico dell’intero ciclo. Il bilancio complessivo è comunque positivo: l’assorbimento di CO₂ durante la fotosintesi supera le emissioni del processo produttivo.
Un paio di considerazioni finali
La canapa non è più solo materia prima per le infiorescenze o i tessuti: nel settore edilizio sta dimostrando che può essere uno strumento concreto per costruire in modo diverso, misurabile e sostenibile, nonostante ci siano dei limiti come costi, manodopera e tempi di stagionatura. Il biomattone di canapa non risolve da solo la sfida climatica dell’edilizia ma è una delle poche soluzioni sostenibili già disponibili oggi.
Non è la soluzione a tutto, ma è una delle poche tecnologie “già disponibili” che trasforma un edificio da fonte di emissioni a riserva di carbonio, nonostante i limiti di costi, manodopera e tempi di stagionatura. La domanda, a questo punto, non è più “come funziona” ma quanto velocemente il settore adotterà queste soluzioni.
Vuoi scoprire altri settori nella quale la canapa sta venendo utilizzata come alternativa sostenibile? Allora può interessarti questo articolo.
Segui il blog per tutte le future pubblicazioni e unisciti alla community di Bongae!

